venerdì 14 maggio 2010

Educazione siberiana

Sicuramente un libro che ha fatto molto discutere, questo "Educazione Siberiana" di Nicolai Lilin (Ed. Boringhieri): caso editoriale o furba operazione commerciale?
A me è piaciuto, un libro interessante, che entra come una lama fredda e non può davvero lasciare indifferenti.
"Dopo tanti pensieri e discussioni conme stesso sono arrivato alla conclusione che non si risolve niente con il coltello e le botte, Così sono passato alla pistola". (pag. 210)
Basta questo per far capire come situazioni di una grande drammaticità e violenza non possono nascondere un sorriso, sicuramente molto amaro, di chi, ancora bambino, vive la criminalità come una forma normale di socializzazione.
In fondo, quello che colpisce di questo libro, al di là delle memorabili descrizioni della cerimonia del tè, del significato della "picca" (il coltello), del disprezzo per il denaro, è l'enorme "religiosità" di queste persone, che è ciò che accomuna questa realtà a molte altre organizzazioni criminali. Leggo questo libro e non posso esimermi dal pensare a chi mi ha detto, in più di un'occasione, "eh non è più la camorra di una volta. Un tempo le regole si rispettavano, c'era più ordine, si stava meglio". Ma non è come autoinvestirsi del ruolo di Dio? Chi siamo noi per decidere del bene e del male? Questo libro, che comunque consiglio, mi lascia un senso di confusione e di dolore. Ma anche l'idea che l'uomo, da sempre, ha cercato la dimensione del "gruppo" per potersi sentire parte di qualcosa di più grande e - perchè no - spirituale.

Nessun commento:

Posta un commento